Corte costituzionale
Corte cost., Ordinanza n. 34 del 1963
Massime (1)
Massima n. 1753
- Lavoro
- Legge 14 luglio 1959, n. 741, recante norme transitorie per garantire minimi di trattamento economico e normativo ai lavoratori ("erga omnes")
- Questione di legittimità costituzionale relativa agli artt. 1, 3, 5 e 8 della legge per asserita violazione degli artt. 3, 39 e 76 della costituzione
- Questione già decisa nel senso della esclusione di illegittimità costituzionale
- Manifesta infondatezza. (legge 11 marzo 1953, n. 87, art. 26, secondo comma).
Epigrafe
ha deliberato in camera di consiglio la seguente
nel giudizio di legittimità costituzionale degli artt. 1, 3, 5 e 8 della legge 14 luglio 1959, n. 741, promosso con ordinanza emessa il 18 maggio 1962 dal Pretore di Gallarate nel procedimento penale a carico di Crespi Riccardo, iscritta al n. 124 del Registro ordinanze 1962 e pubblicata nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica n. 190 del 28 luglio 1962.
Udita nella camera di consiglio del 5 marzo 1963 la relazione del Giudice Giovanni Cassandro;
punto 1
Ritenuto che nel corso di un procedimento penale davanti al Pretore di Gallarate è stata sollevata la questione di legittimità costituzionale della legge 14 luglio 1959, n. 741, e particolarmente degli artt. 1, 3, 5 e 8 di detta legge, in riferimento alle norme contenute negli artt. 3, 39 e 76 della Costituzione;
che il Pretore ha ritenuto la questione rilevante e non manifestamente infondata e con l'ordinanza citata in epigrafe ha sospeso il giudizio e trasmesso gli atti a questa Corte;
che nel giudizio è intervenuto il Presidente del Consiglio dei Ministri rappresentato e difeso, come per legge, dall'Avvocatura generale dello Stato, mediante deposito delle deduzioni il 30 luglio 1962, chiedendo che la Corte dichiari infondata la proposta questione di legittimità costituzionale;
punto 2
Considerato che la Corte ha già esaminato la questione di legittimità costituzionale dell'intera legge 14 luglio 1959, n. 741, e l'ha dichiarata non fondata con sentenza n. 106 dell'11 dicembre 1962;
che nessun fondamento ha l'argomento fatto valere dal Pretore di Gallarate, secondo il quale la delegazione mancherebbe dei principi e criteri direttivi richiesti dall'art. 76 della Costituzione, per il fatto che il diritto a un trattamento minimo economico si troverebbe sancito nell'art. 36 della Costituzione e perciò non potrebbe trovare limitazione alcuna in una norma di delegazione;
che, pertanto, la decisione deve essere confermata;
Dispositivo
per questi motivi
LA CORTE COSTITUZIONALE
visto l'att. 26, secondo comma, della legge 11 marzo 1953, n. 87; dichiara la manifesta infondatezza della questione di legittimità costituzionale delle norme contenute negli artt. 1, 3, 5 e 8 della legge 14 luglio 1959, n. 741, in riferimento alle norme contenute negli articoli 3, 39 e 76 della Costituzione.
Così deciso in Roma, in camera di consiglio, nella sede della Corte costituzionale, Palazzo della Consulta, il 5 marzo 1963. GASPARE AMBROSINI - GIUSEPPE CASTELLI AVOLIO - ANTONINO PAPALDO - GIOVANNI CASSANDRO - BIAGIO PETROCELLI - ANTONIO MANCA - ALDO SANDULLI - GIUSEPPE BRANCA - MICHELE FRAGALI - COSTANTINO MORTATI - GIUSEPPE CHIARELLI - GIUSEPPE VERZÌ.
Fonte: Corte costituzionale, dati aperti, CC BY-SA 3.0. Le massime provengono dagli stessi dati aperti, con la stessa licenza. Fonti e licenze