Sez. 3, Sentenza n. 8699 del 09/07/1996 Ud. (dep. 26/09/1996) Rv. 206679 - 01
REATI CONTRO L'AMMINISTRAZIONE DELLA GIUSTIZIA - DELITTI CONTRO L'ATTIVITÀ GIUDIZIARIA - FRODE PROCESSUALE - CASI DI NON PUNIBILITÀ | Pericolo volontariamente cagionato dall'agente - Applicabilità dell'esimente - Sussistenza.
REATI CONTRO L'AMMINISTRAZIONE DELLA GIUSTIZIA - DELITTI CONTRO L'ATTIVITÀ GIUDIZIARIA - FRODE PROCESSUALE - CASI DI NON PUNIBILITÀ
In caso di frode processuale l'esimente di cui all'art. 384 cod. pen. è invocabile dal soggetto che abbia commesso l'immutazione allo scopo di eludere le investigazioni e di evitare un procedimento penale, in virtù del principio non esplicito, ma immanente al sistema, "nemo tenetur se detegere". Tale causa di non punibilità è applicabile anche quando lo stato di pericolo - per la libertà o per l'onore - sia stato cagionato volontariamente dall'agente.
Riferimenti normativi: Cod. Pen. art. 374, Cod. Pen. art. 384 CORTE COST.
Fonte: Corte di cassazione, Ufficio del Massimario e del Ruolo (CED)