Sez. 6, Sentenza n. 8649 del 08/07/1996 Ud. (dep. 24/09/1996) Rv. 205761 - 01
REATI CONTRO LA PUBBLICA AMMINISTRAZIONE - DELITTI - DEI PUBBLICI UFFICIALI - IN GENERE | Abuso di ufficio - Elementi di valutazione della condotta ai fini della configurabilità del reato - Indicazione - Fattispecie.
REATI CONTRO LA PUBBLICA AMMINISTRAZIONE - DELITTI - DEI PUBBLICI UFFICIALI - IN GENERE
In tema di reati contro la pubblica amministrazione, uno dei sintomi della condotta del reato di abuso di ufficio, previsto dall'art. 323 cod. pen., è costituito dallo sviamento di potere, che si sostanzia nell'esercizio del potere connesso alla funzione per un fine improprio rispetto alla funzione medesima, in modo da far conseguire all'atto uno scopo estraneo rispetto a quello previsto dalla legge; ne consegue che la sussistenza del reato, anche con riferimento all'elemento soggettivo, può essere dedotta sia dall'atto o dalla condotta singolarmente valutati - qualora l'atto o la condotta esprimano "ex se" il perseguimento di un fine diverso rispetto al fine istituzionale - sia da elementi sintomatici, che - apparentemente estrinseci all'atto o al comportamento - consentano tuttavia una verifica di più ampio contesto e tale da dare rilievo ai presupposti di fatto nei quali si radica l'abuso. (Nella fattispecie è stata ritenuta l'illegittimità della condotta di un assessore comunale il quale - a fronte di un'autorizzazione già concessa ad una ditta di scaricare rifiuti solidi nella discarica comunale - in assenza di ragioni giustificative, sul piano tecnico-discrezionale, della revoca dell'autorizzazione stessa, si era determinato a disporla, giovandosi dei poteri di ufficio, senza che ve ne fossero motivi di pubblico interesse, ed in vista invece di quelli del proprio personale interesse e del proprio spirito di rivalsa nei confronti del titolare della ditta già a suo tempo autorizzata).
Riferimenti normativi: Cod. Pen. art. 323 CORTE COST.
Fonte: Corte di cassazione, Ufficio del Massimario e del Ruolo (CED)