Sez. U, Sentenza n. 10961 del 17/10/1991 (Rv. 474249 - 01)
Lavoro - Lavoro nelle imprese esercitate da enti pubblici - In genere | Aziende municipalizzate di pubblico trasporto - Illegittima copertura di posti - Controversie - Giurisdizione del giudice ordinario - Fattispecie.
Lavoro - Lavoro nelle imprese esercitate da enti pubblici - In genere
La giurisdizione del giudice ordinario, in ordine alle controversie inerenti al rapporto privatistico di lavoro dei dipendenti delle aziende municipalizzate di pubblico trasporto, non viene meno in ipotesi di domanda del lavoratore che si dolga della copertura di posti illegittimamente attuata dall'azienda (in violazione di norme regolamentari), investendo non provvedimenti di autorganizzazione bensì atti negoziali cui si correlano diritti soggettivi; né in tale ipotesi, la detta giurisdizione può essere contestata per l'asserita violazione dei limiti interni di cui all'art. 4 all. E legge 20 marzo 1865 n. 2248, in relazione alla condanna dell'azienda a bandire il necessario concorso o ad effettuare lo scrutinio per la promozione ad una determinata qualifica, atteso che il divieto di condannare ad un "facere" la pubblica amministrazione non opera quando questa ponga in essere negozi o attività di natura privatistica in condizioni di parità con i soggetti contrapposti e in assenza di qualsiasi potere discrezionale. (Nella specie, l'impugnata sentenza -confermata dalla S.C. - aveva affermato l'illegittimità delle delibere dell'Azienda, che in violazione della disciplina regolamentare, attribuivano senza concorso ad altri dipendenti la qualifica di controllore rivendicata dagli attori, ed aveva quindi affermato il diritto di questi alla detta qualifica, nella vacanza dei relativi posti, in quanto risultati idonei in precedente concorso).
Riferimenti normativi: Cod. Civ. art. 1175, Cod. Civ. art. 2093, Cod. Proc. Civ. art. 409 CORTE COST., Legge 20/03/1865 num. 2248 all. E art. 4 CORTE COST., Regio Decr. 08/01/1931 num. 148 all. E art. 10, Legge 24/07/1957 num. 633 CORTE COST.
Fonte: Corte di cassazione, Ufficio del Massimario e del Ruolo (CED)