Sez. 3, Sentenza n. 15641 del 07/11/2002 (Rv. 558315 - 01)
RISARCIMENTO DEL DANNO - VALUTAZIONE E LIQUIDAZIONE - INVALIDITÀ PERSONALE - PERMANENTE | Danni subiti da lavoratore dipendente - Invalidità permanente parziale - Principio di esclusione del diritto al risarcimento del danno patrimoniale a parità di retribuzione - Inapplicabilità - Presunzione del carattere maggiormente usurante dell'attività e della influenza negativa dell'invalidità sulle possibilità di carriera - Applicabilità - Limiti.
RISARCIMENTO DEL DANNO - VALUTAZIONE E LIQUIDAZIONE - INVALIDITÀ PERSONALE - PERMANENTE
In tema di risarcimento del danno da invalidità permanente parziale non è automaticamente applicabile il principio che esclude la spettanza al lavoratore dipendente del risarcimento del danno patrimoniale se egli ha continuato a percepire la medesima retribuzione, in quanto può ragionevolmente presumersi, sulla base della comune esperienza, il carattere maggiormente usurante della prestazione svolta, nonché l'influenza negativa della invalidità sulla possibilità di percepire speciali compensi per prestazioni di lavoro più intense delle normali e sull'ulteriore sviluppo della carriera, su una possibile anticipata collocazione a riposo nonché sulla possibilità di lavoro alternativo. La sussistenza di una tale presunzione non esime però il lavoratore dall'onere di allegare le circostanze di fatto che, con riferimento al caso specifico, vengano ad evidenziare la sussistenza di un danno patrimoniale da lucro cessante pur nella persistente percezione di una retribuzione uguale a quella precedente.
Riferimenti normativi: Cod. Civ. art. 2043 CORTE COST., Cod. Civ. art. 2056
Fonte: Corte di cassazione, Ufficio del Massimario e del Ruolo (CED)