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Sez. 1, Sentenza n. 5848 del 08/03/2013 (Rv. 625467 - 01)

CONCORRENZA (DIRITTO CIVILE) - SLEALE - ATTI DI CONCORRENZA - IN GENERE | Richiesta in primo grado di condanna del convenuto per atti di concorrenza sleale non altrimenti inquadrata - Possibilità per il giudice d'appello di qualificare l'azione proposta nell'ambito della tipizzazione legislativa ad essa propria - Sussistenza - Limiti - Fattispecie.
Stato
decisa il 2013-03-08
Alla data
2026-11-04
Identificativo
mostraaks:it/cass/massima/civ/625467-01

CONCORRENZA (DIRITTO CIVILE) - SLEALE - ATTI DI CONCORRENZA - IN GENERE

In tema di concorrenza sleale, qualora il giudice d'appello lasci immutati i fatti materiali in base ai quali sia stata chiesta dall'attore la condanna del convenuto per concorrenza sleale non altrimenti inquadrata in una delle figure (tipiche ovvero atipiche) normativamente previste, ben può tale giudice, senza con ciò andare oltre i limiti della domanda proposta (sulla quale si sia validamente instaurato il contraddittorio) e senza, in particolare, sostituire alla "causa petendi" della domanda medesima una "causa petendi" diversa, procedere all'esatta qualificazione giuridica dei fatti anzidetti, dedotti a fondamento costitutivo della domanda stessa, inquadrando l'azione proposta nella tipizzazione legislativa che le è propria e ponendo i medesimi fatti a base dell'accertamento della concorrenza sleale sotto uno, piuttosto che sotto un altro, dei profili normativi di cui all'art. 2598 cod. civ. (Nella specie, la corte d'appello ha correttamente ritenuto che - pur esclusa la ricorrenza dell'ipotesi tipica dell'art. 2598, n. 2, cod. civ. - fossero comunque configurabili, quali atti atipici di concorrenza sleale, ai sensi del successivo n. 3 dello stesso art. 2598 cod. civ., gli atti denigratori posti in essere dalla ricorrente, in quanto contrari alla correttezza professionale).

Riferimenti normativi: Cod. Civ. art. 2598 bis, Cod. Civ. art. 2598 ter

Fonte: Corte di cassazione, Ufficio del Massimario e del Ruolo (CED)