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Sez. 3, Sentenza n. 10772 del 07/10/1981 Ud. (dep. 04/12/1981) Rv. 151196 - 01

REATO - CAUSE DI GIUSTIFICAZIONE - STATO DI NECESSITÀ - DANNO GRAVE ALLA PERSONA - BENI ATTINENTI LA PERSONALITÀ DI UN MINORE - CORRETTA STRUTTURAZIONE DELLA PERSONALITÀ - FATTISPECIE: COSTRUZIONE ABUSIVA PER EVITARE LA PROMISCUITÀ DERIVANTE DA ALLOGGIO INSUFFICIENTE.*
Stato
decisa il 1981-10-07
Alla data
2026-11-05
Identificativo
mostraaks:it/cass/massima/pen/151196-01

REATO - CAUSE DI GIUSTIFICAZIONE - STATO DI NECESSITÀ - DANNO GRAVE ALLA PERSONA - BENI ATTINENTI LA PERSONALITÀ DI UN MINORE - CORRETTA STRUTTURAZIONE DELLA PERSONALITÀ - FATTISPECIE: COSTRUZIONE ABUSIVA PER EVITARE LA PROMISCUITÀ DERIVANTE DA ALLOGGIO INSUFFICIENTE.*

Ai fini dell'art. 54 cod. pen., non è da escludere che tra i beni attinenti la personalità di un minore, e quindi da tutelare allorché sussista una minaccia di grave danno, vi sia quello di una corretta strutturazione della personalità, in sostanza di una adeguata educazione, in modo che il processo di crescita del minore non venga ostacolato o distorto nel senso di impedirgli di divenire un adulto normalmente strutturato. (fattispecie in cui la suprema Corte ha ritenuto che esattamente i giudici di merito abbiano reputato che la promiscuità in cui una bambina tredicenne era costretta a vivere, con i genitori e due fratelli in una abitazione di soli due vani, potesse costituire danno grave e causa attuale, cioè sicuramente probabile, di un deterioramento pericoloso della sua personalità. La Corte è pervenuta ad annullamento con rinvio, della sentenza di condanna del padre per costruzione abusiva, sul requisito della non evitabilità del pericolo, non sembrando potersi affermare che unica Azione in grado di evitarlo fosse quella di costruire un terzo vano senza concessione edilizia, in quanto, in attesa di questa, la bambina poteva alloggiare presso parenti o potevano essere adottate iniziative diverse).*

Riferimenti normativi: Cod. Pen. art. 54 CORTE COST., Legge 28/01/1977 num. 10 art. 17 CORTE COST.

Fonte: Corte di cassazione, Ufficio del Massimario e del Ruolo (CED)