Sez. 1, Sentenza n. 12841 del 19/12/1997 (Rv. 511039 - 01)
AVVOCATO E PROCURATORE - IN GENERE | Astensione dalle udienze deliberata legittimamente dal Consiglio dell'Ordine- Adesione del singolo avvocato - Conseguenze - Diritto al differimento dell'udienza - Sussistenza - Condizioni - Limiti - Comunicazione dell'adesione - Necessità - Forme.
AVVOCATO E PROCURATORE - IN GENERE
Se è diritto indiscutibile del difensore - che aderisca alla astensione dalle udienze legittimamente deliberata dal competente organismo forense - quello di ottenere un differimento della trattazione, indubbiamente valendo tale astensione quale legittimo impedimento allo svolgimento delle previste attività processuali, e se è altrettanto indubbio che lo svolgimento di quelle attività in presenza di tal impedimento ben possa determinare, ove pregiudizio al diritto di difesa sia da esse derivato, una nullità degli atti assunti, è pur di tutta evidenza il fatto che l'impedimento "de quo" ben deve essere previamente portato a conoscenza dell'Ufficio, anche mediante semplice dichiarazione rassegnata a verbale della stessa udienza. Si tratta, infatti, di una facoltà del difensore che, pur avendo origine o fonte in un deliberato "collettivo", si esercita mediante un atto di esternazione individuale, la cui presenza è indefettibile, appartenendo alla sfera dei diritti personali la facoltà di aderire, o meno, ad una decisione di astensione dall'attività.
Riferimenti normativi: Costituzione art. 24
Fonte: Corte di cassazione, Ufficio del Massimario e del Ruolo (CED)