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Sez. U, Sentenza n. 8054 del 26/08/1997 (Rv. 507177 - 01)

ACQUE - TRIBUNALI DELLE ACQUE PUBBLICHE - TRIBUNALI REGIONALI DELLE ACQUE - CONTROVERSIE ASSOGGETTATE | Azioni di risarcimento danni per fatto illecito - Comportamenti materiali commissivi o omissivi - Dipendenza diretta dalla esecuzione, manutenzione e funzionamento dell'opera pubblica - Necessità - Fattispecie relativa a danni causati a un fondo vicino da impresa appaltatrice di opera idraulica con attività (rovina di massi e materiale di risulta) ad essa sola imputabile.
Stato
decisa il 1997-08-26
Alla data
2026-11-04
Identificativo
mostraaks:it/cass/massima/civ/507177-01

ACQUE - TRIBUNALI DELLE ACQUE PUBBLICHE - TRIBUNALI REGIONALI DELLE ACQUE - CONTROVERSIE ASSOGGETTATE

Le domande di risarcimento dei danni formulate nei confronti della pubblica amministrazione in base all'art. 2043 cod. civ. sono devolute alla competenza dei tribunali regionali delle acque pubbliche alla condizione che i danni siano direttamente dipendenti dall'esecuzione, manutenzione e funzionamento dell'opera idraulica, mentre sono riservate al giudice ordinario le domande che si ricollegano a fatti connessi solo in via meramente occasionale con le vicende relative al governo delle acque, poiché la competenza del giudice specializzato è giustificata in presenza di fattispecie che coinvolgano apprezzamenti circa la deliberazione, la progettazione e l'attuazione di opere idrauliche o comunque scelte della pubblica amministrazione per la tutela di interessi generali correlati al regime delle acque pubbliche. (Nella specie la S.C. ha confermato la impugnata sentenza del Tribunale superiore delle acque pubbliche che aveva escluso la competenza del Tribunale regionale delle acque in relazione a una condotta imputabile esclusivamente all'impresa appaltatrice di lavori per la costruzione di un serbatoio idrico, che aveva fatto rovinare su un fondo sottostante massi e materiale di risulta).

Riferimenti normativi: Cod. Civ. art. 2043 CORTE COST., Regio Decr. 11/12/1933 num. 1775 art. 140

Fonte: Corte di cassazione, Ufficio del Massimario e del Ruolo (CED)