Sez. 1, Sentenza n. 20925 del 27/10/2005 (Rv. 584669 - 01)
BENI - IMMATERIALI - DIRITTI DI AUTORE (PROPRIETÀ INTELLETTUALE) - PLAGIO E CONTRAFFAZIONE | Distinzione dall'elaborazione creativa - Sussistenza di un riconoscibile apporto creativo - Nozione di creatività - Valutazione di fatto - Insindacabilità nel giudizio di cassazione - Fattispecie.
BENI - IMMATERIALI - DIRITTI DI AUTORE (PROPRIETÀ INTELLETTUALE) - PLAGIO E CONTRAFFAZIONE
In tema di diritto d'autore, l'elaborazione creativa si differenzia dalla contraffazione in quanto, mentre quest'ultima consiste nella sostanziale riproduzione dell'opera originale, con differenze di mero dettaglio che sono frutto non di un apporto creativo, ma del mascheramento della contraffazione, la prima si caratterizza per un'elaborazione dell'opera originale con un riconoscibile apporto creativo; la consistenza di tale apporto, la cui valutazione si risolve in un giudizio di fatto sindacabile nel giudizio di legittimità soltanto per vizio di motivazione, dev'essere apprezzata alla luce del rilievo che l'atto creativo riceve tutela ancorchè sia minimo, purchè suscettibile di manifestazione nel mondo esteriore, con la conseguenza che la creatività non può essere esclusa soltanto perché l'opera consiste in idee e nozioni semplici, ricomprese nel patrimonio intellettuale di persone aventi esperienza nella materia; ciò che rileva, pertanto, non è la possibilità di confusione tra due opere, alla stregua del giudizio d'impressione utilizzato in tema di segni distintivi dell'impresa, ma la riproduzione illecita di un'opera da parte dell'altra, ancorchè camuffata in modo tale da non rendere immediatamente riconoscibile l'opera originaria. (In applicazione di tali principi, la S.C. ha ritenuto correttamente motivata la sentenza impugnata, la quale aveva escluso la sussistenza della contraffazione in riferimento alle illustrazioni di una guida turistica della città di Venezia che riproducevano i disegni contenuti in un'altra guida, con il significativo apporto creativo costituito dalla scelta di una rappresentazione bidimensionale ed in bianco e nero, in luogo di quella tridimensionale ed a colori che caratterizzava le illustrazioni originali).
Riferimenti normativi: Legge 22/04/1941 num. 633 art. 1, Legge 22/04/1941 num. 633 art. 4, Legge 22/04/1941 num. 633 art. 18, Cod. Proc. Civ. art. 360 n. 5
Fonte: Corte di cassazione, Ufficio del Massimario e del Ruolo (CED)