Sez. 1, Sentenza n. 1739 del 06/02/2003 (Rv. 560275 - 01)
ESPROPRIAZIONE PER PUBBLICO INTERESSE (O UTILITÀ) - PROCEDIMENTO - LIQUIDAZIONE DELL'INDENNITÀ - DETERMINAZIONE (STIMA) - IN GENERE | Espropriazione di suoli - Edificabilità legale e di fatto - Nozioni - Rapporti.
ESPROPRIAZIONE PER PUBBLICO INTERESSE (O UTILITÀ) - PROCEDIMENTO - LIQUIDAZIONE DELL'INDENNITÀ - DETERMINAZIONE (STIMA) - IN GENERE
Ai fini della qualificazione dei suoli espropriati alla stregua delle correlative possibilità legali di edificazione - ai sensi dell'art. 5 bis del decreto - legge n. 333/1992, conv. nella legge n. 359/1992 - alla suddivisione del territorio in zone omogenee come operata dal piano regolatore generale (a norma dell'art. 41 quinquies, comma 9, della legge n. 1150/1942, introdotto dall'art. 17 della legge n. 765/1967) deve riconoscersi l'effetto di conformare il contenuto del diritto di proprietà delle aree comprese nelle singole differenziate zone, corrispondenti alle tipologie descritte nel decreto ministeriale 2 aprile 1968: sicché alla disciplina degli strumenti urbanistici deve farsi riferimento per accertare la (eventuale) attitudine alla edificazione (e i limiti di densità edilizia) della specifica area in rapporto alla "zona territoriale omogenea" in cui essa è compresa; né può riconoscersi, in contrasto con la previsione urbanistica che neghi la "edificabilità legale", una presunta "edificabilità di fatto" desunta dalle intrinseche caratteristiche dell'area considerata o dal contesto spaziale in cui in concreto essa si ponga anche in ragione del rapporto di fisica continuità con aree edificate o con zone edificabili, atteso che la "edificabilità di fatto" non può riconoscersi come la qualificazione di un "tertium genus" di aree (oltre alle categorie delle aree legalmente edificabili e di quelle non legalmente edificabili), vero essendo, invece, che con quella espressione deve intendersi il complesso delle specifiche condizioni di un'area che consentono in concreto la realizzazione della attitudine edificatoria ad essa attribuita dalla disciplina dello strumento urbanistico (essendo la "edificabilità legale" variamente condizionata da circostanze di fatto, come la dimensione dell'area in rapporto alla previsione di una unità minima di intervento, la sua fisica conformazione, la prescrizione di distanze da limitrofe opere pubbliche - il rispetto stradale - o da costruzioni su fondi vicini, la incidenza di vincoli a tutela di interessi storico - artistici o paesaggistici, la struttura morfologica del terreno, ecc.).
Riferimenti normativi: Decreto Legge 11/07/1992 num. 333 art. 5 bis CORTE COST., Legge 08/08/1992 num. 359 CORTE COST.
Fonte: Corte di cassazione, Ufficio del Massimario e del Ruolo (CED)