Sez. 1, Sentenza n. 15667 del 16/01/2013 Cc. (dep. 04/04/2013) Rv. 255351 - 01
MISURE CAUTELARI - PERSONALI - DISPOSIZIONI GENERALI - ESIGENZE CAUTELARI | Reati connessi alla carica pubblica ricoperta dall'agente - Dismissione della carica - Rilevanza - Limiti - Motivazione adeguata sulle ragioni della persistenza - Necessità - Fattispecie.
MISURE CAUTELARI - PERSONALI - DISPOSIZIONI GENERALI - ESIGENZE CAUTELARI
Nei reati contro la P.A., il giudizio di prognosi sfavorevole sulla pericolosità sociale dell'incolpato non è di per sé impedito dalla circostanza che l'indagato abbia dismesso la carica o esaurito l'ufficio nell'esercizio del quale aveva realizzato la condotta addebitata, purché il giudice fornisca adeguata e logica motivazione sulle circostanze di fatto che rendono probabile che l'agente, pur in una diversa posizione soggettiva, possa continuare a porre in essere condotte antigiuridiche aventi lo stesso rilievo ed offensive della stessa categoria di beni e valori di appartenenza del reato commesso. (Nella specie la Corte ha ritenuto la sussistenza del "periculum in mora" in ordine ai reati di cui agli artt. 434 primo e secondo comma, 437, primo e secondo comma e 439 cod. pen. relativamente alla eventualità che gli indagati, quali titolari dello stabilimento industriale inquinante ponessero in essere interventi di fatto a tutela della proprietà e, quindi, per finalità opposte a quelle del sequestro preventivo cui era stato sottoposto lo stabilimento medesimo.
Riferimenti normativi: Nuovo Cod. Proc. Pen. art. 274 com. 1 lett. C CORTE COST., Cod. Pen. art. 434 com. 1, Cod. Pen. art. 434 com. 2, Cod. Pen. art. 437 com. 1, Cod. Pen. art. 437 com. 2, Cod. Pen. art. 439
Fonte: Corte di cassazione, Ufficio del Massimario e del Ruolo (CED)